
Tutti i diritti sono riservati.
Vietato utilizzare le fotografie senza citarne la fonte e l’autore.
Non c’è certezza se non per acclamazione. Non si saprà forse mai, in mancanza di prove a sostegno dell’una o dell’altra ipotesi, se il quadro scoperto da Maurizio Marini nel 1965 nel convento dei Padri Carmelitani di Palestrina, attribuito a Caravaggio, da ieri esposto nel Museo Diocesano di Arte Sacra della città, rappresenti San Gennaro oppure il patrono Sant’Agapito. La diatriba vede contrapposti da quarant’anni “santagapitisti”, Maurizio Calvesi in testa, e “sangennaristi” capeggiati proprio da Marini, ripescato illustre dell’ultimo minuto al convegno organizzato per l’occasione, che inizialmente non lo vedeva tra i relatori.
“A Palestrina non poteva trattarsi che di un Sant’Agapito”: Maurizio Calvesi, da gran tempo frequentatore dei luoghi, vide subito il diacono palestrinese, martire pure per decapitazione nel 247, nel quadro che “è certamente stato commissionato dai Colonna a Caravaggio fuggiasco da Roma nel 1606”.
“No, è un vescovo”, ribatte Marini, che identificò il “suo” San Gennaro come copia di uno scomparso “santo obispo la cabezza degollata”, citato nell’inventario dei beni del conte di Benavente, viceré di Napoli tra il 1603 e il 1610. Dalla parte dei sangennaristi, oltre al manto (“ma manca la mitria”, ribatte Calvesi), le ampolle che raccolgono il sangue del santo decapitato, il cui miracoloso scioglimento si è ripetuto “come per coincidenza” nei giorni scorsi. Sangue o agape del santo di Palestrina? “Per me è san Gennaro – interviene Rossella Vodret, Sovrintendente per i Beni Artistici e Storici del Lazio. – Tanto più che il restauro curato da Giulia Ghia ha messo in evidenza delle nuvole di fumo sullo sfondo, e il santo napoletano fu martirizzato su una solfatara”. “Ma anche Sant’Agapito fu martirizzato con fumo puzzolente sotto il naso – ricorda Calvesi. – Comunque l’identificazione del soggetto ha poca importanza per noi storici dell’arte. Conta l’autografia e la mano maestra che realizzato quest’opera”. In mancanza di prove a suffragare l’una o l’altra ipotesi, dal convegno spunta una “sintesi ideologico-diplomatica”: “a titolare il dipinto sia il pubblico” propone il vescovo Monsignor Sigalini. Visitatori e devoti in fermento per un Caravaggio che potrebbe essere nato San Gennaro e morire Sant’Agapito nella devozione popolare.
L’opera appartiene al Fondo Edifici di Culto del Ministero degli Interni. Il Museo Diocesano di Arte Sacra è visitabile ogni giorno da martedì.
Ilaria Romano
Foto di Marco Morici – Tutti i diritti sono riservati.
Vietato utilizzare le fotografie senza citarne la fonte e l’autore.
Tutti i diritti sono riservati.
Vietato pubblicare testi anche parzialmente senza autorizzazione e senza citare la fonte e l’autore.










6 responses so far ↓
1 gianna // set 21, 2008 at 3:19 pm
io c’ero!!!
2 Luigi // set 21, 2008 at 3:30 pm
bellissimo convegno, quadro meraviglioso,
l’intervento del vescovo è stato commovente
3 Franca // set 21, 2008 at 3:40 pm
C’ero anche io ieri, bellissimo il Caravaggio,
sono onorata di averlo nel mio paese
4 catone // set 21, 2008 at 4:04 pm
Bel colpo, ragazzi. Il Corriere non aveva ancora nessuno tra Castelli romani e prenestini…
5 paia // set 21, 2008 at 4:44 pm
Mi sarebbe piaciuto esserci anch’io. Sicuramente nei prossimi giorni andrò a scoprire se è un Sant’Agapito o un San Gennaro. Poi vi dirò… comunque, per la cronaca, il sangue di san Gennaro si è sciolto!
6 egizio // ott 14, 2008 at 1:25 pm
Ilaria, bravissima (e coraggiosa) a mettere in evidenza il fatto che Marini non era stato invitato…
Sai chi è stato a fargli sapere dell’evento?:-) io.
anche se credo che poi lo avrebbe saputo da te quando lo hai intervistato.
Qui propongo una breve chiacchierata con Marini al ristorante sul tema: San Gennaro o Sant’Agapito:
http://www.egiziotrombetta.com/index.php?option=com_content&task=view&id=135&Itemid=2
ciao
Leave a Comment